È così che la
ricaduta politica delle contraddizioni diventa una vera e
propria prassi al punto di portarlo a sostenere ogni cosa e
contemporaneamente il suo contrario. Veltroni è il più
riuscito prodotto della post-modernità: è l'apologeta della
politica senza valori che si rappresenta (e si esaurisce)
nella spettacolarizzazione dell'evento, della frase a
effetto, della costruzione di mirabolanti castelli per
aria. Ha fatto il sindaco immaginando una città appagata da
notti bianche, reading musical-letterari, festival
cinematografici; vorrebbe fare il presidente del Consiglio
più o meno alla stessa maniera. Il bello è che non prova
nemmeno a negarlo. Perciò un intellettuale come Saviano nel
contestargli il suo approssimativo approccio con la dura
realtà napoletana, gli fa notare quanto sia risibile la
ricetta che propone per risanare i mali generati dal
bassolinismo. Veltroni ingoia tutto: accetta la "lezione",
ma continua a sostenere il "governatore" campano; dice che
la Regione deve cambiare, ma non si azzarda a intimare lo
sfratto all'inquilino di Palazzo Santa Lucia; biasima le
popolazioni costrette a convivere con l'immondizia, ma non
denuncia i responsabili di tanto scempio. Contraddizioni
veltroniane, appunto. E per di più spettacolari, esilaranti
e deprimenti allo stesso tempo, sempre nello stile del
leader del Pd.
Ma il capolavoro di Veltroni è stato
quello che far credere agli italiani di avere un cuor di
leone quando ha annunciato di voler correre da solo contro
tutti, senza alleati, libero dai lacci e dai laccioli di
una malmessa coalizione. È sembrato un eroe. Giusto il
tempo dell'annuncio, però, e subito ha imbarcato Di Pietro
con il suo manipolo di giustizialisti, i radicali con il
loro libertarismo. Naturalmente non gli è sembrato per
niente in contraddizione con quanto aveva promesso. Ed è
andato avanti. Tanto avanti che per strada si è alleato con
la sinistra radicale, i verdi, i socialisti, i comunisti di
vario genere e natura, perfino con i sopravvissuti
mastelliani dell'Udeur. Non per le elezioni politiche,
bensì per le amministrative. L'Unione rinnegata poco prima
è rientrata a pieno titolo nella compagine di
centrosinistra per tentare di vincere a livello locale.
Veltroni è un funambolo, ma gli italiani non sono stupidi.
Soprattutto sanno distinguere tra il vero e il falso. E la
messinscena veltroniana non è che una patacca riuscita male.
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06/04/2008