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Bisogna riconoscere a Walter Veltroni la capacità di essere ...

Bisogna riconoscere a Walter Veltroni la capacità di essere il fecondo e abile fabbricante di contraddizioni. Non a caso il suo "ma anche" è diventato leggendario, grazie alla caricaturale enfatizzazione che ne ha fatto Crozza. Buonismo e cinismo politico, nuovismo e continuismo, garantismo e giustizialismo sono elementi che chiunque giudica stridenti, tranne il leader del Pd per il quale possono tranquillamente convivere in una sintesi che si giustifica soltanto nel suo pensiero.

È così che la ricaduta politica delle contraddizioni diventa una vera e propria prassi al punto di portarlo a sostenere ogni cosa e contemporaneamente il suo contrario. Veltroni è il più riuscito prodotto della post-modernità: è l'apologeta della politica senza valori che si rappresenta (e si esaurisce) nella spettacolarizzazione dell'evento, della frase a effetto, della costruzione di mirabolanti castelli per aria. Ha fatto il sindaco immaginando una città appagata da notti bianche, reading musical-letterari, festival cinematografici; vorrebbe fare il presidente del Consiglio più o meno alla stessa maniera. Il bello è che non prova nemmeno a negarlo. Perciò un intellettuale come Saviano nel contestargli il suo approssimativo approccio con la dura realtà napoletana, gli fa notare quanto sia risibile la ricetta che propone per risanare i mali generati dal bassolinismo. Veltroni ingoia tutto: accetta la "lezione", ma continua a sostenere il "governatore" campano; dice che la Regione deve cambiare, ma non si azzarda a intimare lo sfratto all'inquilino di Palazzo Santa Lucia; biasima le popolazioni costrette a convivere con l'immondizia, ma non denuncia i responsabili di tanto scempio. Contraddizioni veltroniane, appunto. E per di più spettacolari, esilaranti e deprimenti allo stesso tempo, sempre nello stile del leader del Pd.
Ma il capolavoro di Veltroni è stato quello che far credere agli italiani di avere un cuor di leone quando ha annunciato di voler correre da solo contro tutti, senza alleati, libero dai lacci e dai laccioli di una malmessa coalizione. È sembrato un eroe. Giusto il tempo dell'annuncio, però, e subito ha imbarcato Di Pietro con il suo manipolo di giustizialisti, i radicali con il loro libertarismo. Naturalmente non gli è sembrato per niente in contraddizione con quanto aveva promesso. Ed è andato avanti. Tanto avanti che per strada si è alleato con la sinistra radicale, i verdi, i socialisti, i comunisti di vario genere e natura, perfino con i sopravvissuti mastelliani dell'Udeur. Non per le elezioni politiche, bensì per le amministrative. L'Unione rinnegata poco prima è rientrata a pieno titolo nella compagine di centrosinistra per tentare di vincere a livello locale. Veltroni è un funambolo, ma gli italiani non sono stupidi. Soprattutto sanno distinguere tra il vero e il falso. E la messinscena veltroniana non è che una patacca riuscita male.

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06/04/2008










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