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Il punto di GIROLAMO GRILLO *

Il voto è pure un'impellente questione etica

Le elezioni arrivano in un momento oggettivamente difficile per l'Italia, e la Chiesa lo ha ricordato anche con decisione. Il Paese vive una fase di crescita zero, sconta ritardi infrastrutturali figli anche di una sindrome di protesta a ogni costo tipica di certi estremismi; la famiglia media si impoverisce e sembra che la situazione sia destinata a peggiorare.

Per la prima volta i padri non hanno la ragionevole speranza di un progresso sociale per i figli (con l'eccezione delle caste di politici, imprenditori, baroni universitari). Che differenza con le scorse generazioni, che hanno visto figli di contadini arrivare ad alte cariche con tenacia e sacrificio! Si dice allora che gli elettori saranno più interessati all'economia che ai valori etici, ma si dovrebbe riflettere su questo: tali valori sono minacciati, a ben vedere, dalla stessa cultura, materialista e mercantilista che sta schiacciando la nostra società. La crisi è chiara a tutti, per cui i rimedi scelti dai partiti (esclusi gli estremisti) alla fine potrebbero essere simili. Non a caso da mesi si parla di possibili collaborazioni almeno parziali tra i vincitori e le varie opposizioni, e non solo perché la situazione è grave, ma perché troppo facile sarebbe attaccare il futuro governo. Ecco perché esortare a scegliere pensando all'etica, alla deriva anche morale della nostra mercificata società, non pare inutile: la difesa dei valori potrebbe essere ciò che più distingue partiti con proposte economiche non così radicalmente diverse.
L'esito di queste elezioni vede una probabile vittoria del PdL: una rimonta del Pd è possibile, ma avrebbe come probabile esito solo quello di ridurre il PdL ad una maggioranza al Senato più o meno stretta. In tal caso, la collaborazione con le opposizioni sarebbe ancora più importante; si auspica non sia un pasticcio all'italiana. In ogni modo, non può che essere molto negativo il giudizio su questa legge elettorale che ha capovolto il maggioritario, abolendo quel rapporto con il territorio che era l'idea base dei collegi uninominali e che non permette di scegliere la persona che ci rappresenterà. Se davvero le ricette economiche risulteranno alla fine non uguali ma simili, ecco che l'elettore accorto non dovrebbe dimenticare quei valori etici, ai quali d'altronde è legata a doppio filo quella centralità del "bene comune" che la Chiesa pone al centro del suo magistero sociale. Non ci si illuda: in una cultura ove anche la vita è merce, il cittadino sarà sempre più risorsa da sfruttare e meno persona con invio labili diritti. Il cattolico allora guardi alla sua coscienza e scelga chi ritiene possa meglio rappresentarlo nella difesa degli autentici valori in cui crede.
* Vescovo emerito

di Civitavecchia-Tarquinia

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06/04/2008










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