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Un prezzo da pagare per stanare i killer

La sentenza della Cassazione che lascia in carcere i tre indagati dell'assassinio di Meredith e anche le recenti rivelazioni del giovane ivoriano permettono di guardare con occhio più equilibrato alla iniziativa dell'emittente televisiva pugliese che ha mandato in onda, con tutta la crudezza e la brutalità possibili, immagini del cadavere straziato della studentessa di Perugia.

Il video della Polizia Scientifica trasmesso da Tele Norba Da giurista e da tecnico dei meccanismi giudiziari propri dei delitti efferati, sono portato a dire che il cinismo di chi ha fornito a Telenorba quelle riprese è senza fine come anche la gravità della violazione delle regole processuali. Anche se nulla dovrebbe poter essere rimproverato all'esercizio del diritto di cronaca, pur riaffermando che un qualche limite di ordine deontologico possa comunque essere ipotizzabile. Ma la vicenda omicidiaria di Perugia ha peculiarità che fanno saltare tutti i parametri. Un po' come quello che molti cittadini, e persino addetti ai lavori, sempre più frequentemente dicono del processo per la strage di Erba, in ordine al quale parlare di innocenza da parte degli imputati e persino dei loro avvocati, suona come un insulto al buon senso, pur ben sapendo che sul piano giuridico anche una simile posizione deve essere rispettata.
Questi giovani indagati per l'omicidio di Meredith hanno raggiunto il massimo della bassezza umana. Hanno addirittura accusato un innocente come Lumumba. Imperterriti lo hanno visto entrare in carcere e ci sono voluti gli argani per farlo uscire, senza che nessuno di loro desse uno straccio di contributo alla tutela di un loro amico calunniosamente accusato per salvare se stessi o uno di loro. C'è stato, poi, il balletto dei memoriali che uscivano dal carcere, per ciascuno dei quali si sfilavano dalle tasche di editori televisivi - questi sì davvero senza scrupoli - decine di migliaia di euro. Sembrava persino che, in un'intesa evidente anche se non comprovata, avessero intrapreso a speculare economicamente e a fare a chi più guadagnasse in termini di notorietà mediatica, quasi si stesse battendo un'asta.
Ed ancora. La serie incredibile di menzogne, sapientemente governate e propinate nei momenti più giusti, per creare sviamenti, inquinamenti nelle indagini. Quelle indagini già di per sé non condotte certo con il dovuto rigore tecnico, e anche lì con qualche squallida speculazione di troppo, alla luce della quale poi può forse spiegarsi il possesso della videoregistrazione da parte della nota televisione pugliese. Insomma, non si è trattato soltanto del cumulato tentativo, comprensibile in ogni imputato, di allontanare da sé i sospetti, ma abbiamo assistito a una autentica sceneggiata ballata sul corpo e nel sangue di Meredith da parte di chi, come dice ora anche la Cassazione, con molte probabilità l'ha barbaramente uccisa. Ecco, io credo che l'esibizione di quel corpo martoriato, di quel taglio alla gola dovuto a un animalesco sgozzamento, quella pozza di sangue in cui affogava il volto di una ragazza di vent'anni, tutte cose che in un contesto di normalità sarebbe difficile non condannare, debba e possa servire a tutti come richiamo alla realtà che è quella di un tremendo assassinio sul quale nessuno deve permettersi di trastullarsi per farci sopra delle fictions, speculazioni di ogni genere e soprattutto di infangare la verità, a cominciare da coloro che sono accusati, con sufficiente approssimazione alla realtà, dell'omicidio.
Meditino questi tre ragazzi in carcere su quelle immagini che loro hanno prodotto; si rendano conto di quel che hanno fatto e invece di prendere in giro il prossimo, se stessi e la loro innocente vittima, si determino a esprimere ciò che l'intimo della loro coscienza ancora occulta cercando di ottenere comprensione per quel che hanno fatto. Se la strada della verità dovesse passare per l'iniziativa di Telenorba7, noi tutti saremmo disposti a pagare questo prezzo.

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Carlo Taormina

03/04/2008

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