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Il punto di ALESSANDRA SERVIDORI

Destino Alitalia. Troppo tardi o troppo presto

Il dramma Alitalia con i suoi connotati di tragedia nazionale ha infuocato il gelido clima pasquale. Le esternazioni dei vari componenti del Governo Prodi, "tutt'altro che in sonno" hanno assunto connotati di ridicola farsa: dalla denuncia di bancarotta del ministro del tesoro Padoa Schioppa, alla smentita del ministro dei trasporti Bianchi, alle indignazioni del Ministro delle politiche comunitarie Bonino, al ministro dello sviluppo economico Bersani, passando dal giustizialista accanito Di Pietro, fino ad arrivare a una curiosa alleanza del presidente della Camera Bertinotti che approva la scesa in campo di una salvifica cordata imprenditoriale berlusconiana.

Il miracolo che si è verificato il lunedì dell'Angelo sta poi in un Romano Prodi, uscito dall'esilio, ridiventato un protagonista della politica nazionale con un "j'accuse specifico": «A me gli imprenditori hanno sempre detto di no quando ho chiesto di intervenire come salvataggio su Alitalia». E certo a Prodi non hanno fatto piacere le parole di Carlo De Benedetti (foto): «La trattativa per la vendita della compagnia è stata condotta dal Governo nel modo peggiore possibile, con il rischio di un commissariamento che si doveva fare già un anno fa». Parole dense di rancore e dettate anche da una disponibilità dell'ingegner De Benedetti dimostrata già dal dicembre 2006 nell'investire nell'operazione soltanto avendo le mani libere. Una rinuncia poi determinata dai paletti posti dal governo sulla salvaguardia dell'interesse nazionale,dei posti di lavoro e soprattutto dai veti e contro/veti dei sindacati.
La questione va affrontata chiarendo la partNership di imprenditori che vogliono aggiungersi a questa iniziativa di orgoglio nazionale. Bisogna guardare bene dentro i conti di Alitalia e Air France ha avuto tre mesi per studiare le carte. Se importanti gruppi italiani con l'interesse anche di player internazionali faranno in tempo a prendere Alitalia viva serviranno tempi credibili: è in corso una drammatizzazione estremistica della situazione che legittima il sospetto che i tifosi di Air France vendano Alitalia a condizioni che non merita, insieme con il ricco mercato del Nord e dunque Malpensa. Il ricatto del commissariamento è diventato un giochetto al massacro, fa paura ai dipendenti, Air France un po' meno anche se la sua offerta pare avara e ingorda. Non sarà comunque possibile risanare una azienda che deve buona parte delle sue condizioni fallimentari a un sindacalismo becero e corporativo rappresentato da nove sigle sindacali che trattano il negoziato con un sistema di basso livello e orientato al massimo compromesso. Chiunque gestirà Alitalia deve sapere che la compagnia di bandiera non potrà contare su aiuti di Stato vietati dalla Comunità Europea: per fortuna, anche nostra, c'è Bruxelles che detta le regole delle liberalizzazioni dei collegamenti e la politica dei cieli.

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25/03/2008










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