Una decisione arrivata al termine di una
riunione che ha visto il ministro dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, leggere un'informativa in cui viene però
specificato che «gli impegni assunti non saranno vincolanti
nel caso in cui uno o più soggetti lancino un'offerta
pubblica concorrente migliorativa» e questa sia accettata
dal Tesoro.
La proposta formalizzata da Air France
prevede infatti delle condizioni rigide da soddisfare entro
il 31 marzo. Le più rilevanti riguardano la concessione di
un prestito ponte da 300 milioni da restituire subito dopo
l'aumento di capitale (l'Ue però chiede allo Stato italiano
di comportarsi come un investitore privato); il
raggiungimento di un accordo con i sindacati, sia per Az
Fly che per Az servizi; un passo indietro di Sea sul fronte
del contenzioso aperto per il risarcimento danni di 1,25
miliardi o, in alternativa, una soluzione proposta dal
Tesoro che scarichi Alitalia dei rischi connessi all'azione
legale.
Il presidente del consiglio uscente, Romano
Prodi, prima di arrivare a Palazzo Chigi ha lanciato un
appello alla società che gestisce Malpensa, chiedendo il
ritiro della richiesta di risarcimento danni. E il sindaco
di Milano, Letizia Moratti, ha aperto a una possibile
trattativa che potrebbe portare a un accordo.
Ma
proprio le richieste rigide dei francesi hanno suscitato
più di un malumore all'interno del Governo. Il ministro
delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha espresso tutto il
suo «disappunto», sottolineando come la proposta francese
sia «un danno per la compagnia, per le maestranze e per
tutto il Paese».
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18/03/2008