La prima la fornisce il candidato medesimo, sfoggiando un pedigree fascista che suona quasi più ridicolo che grave, risultando comunque indigesto. Il giudizio politico e morale sul regime di Benito Mussolini è negativo senza se e senza ma: ogni sentimento nostalgico è fuori luogo ed anche patetico.
La seconda ragione è che se l'intenzione è quella di coinvolgere un imprenditore capace di portare un contributo di novità si sbaglia in pieno. E non solo per ragioni anagrafiche. L'Italia è piena di giovani donne e uomini d'azienda che potrebbero essere coinvolti, senza disturbare il camerata «Ciarra».
La terza motivazione che rende improvvida la candidatura è legata al risultato elettorale. Il Cavaliere dice apertamente che per vincere si può fare un patto con il diavolo, anche se stavolta non è rosso. Forse però si è scordato di fare qualche telefonata: in giro per la regione i quadri del PdL (sia ex AN che ex Forza Italia) sono letteralmente furibondi, convinti al 100 per cento che neanche un voto si aggiungerà alla lista.
Insomma un autogol vero e proprio, su cui le sinistre hanno poco da strillare. Le loro liste sono zeppe di candidati che vengono dal Pci, finanziato per decenni da Stalin e Breznev. Non esattamente due gentiluomini di campagna.
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Roberto Arditti
12/03/2008