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l'editoriale

Quella brutta candidatura

Ci sono tre ottime ragioni per considerare sbagliata la decisione di candidare Giuseppe Ciarrapico al Senato nella lista laziale del PdL.

Giuseppe Ciarrapico La prima la fornisce il candidato medesimo, sfoggiando un pedigree fascista che suona quasi più ridicolo che grave, risultando comunque indigesto. Il giudizio politico e morale sul regime di Benito Mussolini è negativo senza se e senza ma: ogni sentimento nostalgico è fuori luogo ed anche patetico.
La seconda ragione è che se l'intenzione è quella di coinvolgere un imprenditore capace di portare un contributo di novità si sbaglia in pieno. E non solo per ragioni anagrafiche. L'Italia è piena di giovani donne e uomini d'azienda che potrebbero essere coinvolti, senza disturbare il camerata «Ciarra».
La terza motivazione che rende improvvida la candidatura è legata al risultato elettorale. Il Cavaliere dice apertamente che per vincere si può fare un patto con il diavolo, anche se stavolta non è rosso. Forse però si è scordato di fare qualche telefonata: in giro per la regione i quadri del PdL (sia ex AN che ex Forza Italia) sono letteralmente furibondi, convinti al 100 per cento che neanche un voto si aggiungerà alla lista.
Insomma un autogol vero e proprio, su cui le sinistre hanno poco da strillare. Le loro liste sono zeppe di candidati che vengono dal Pci, finanziato per decenni da Stalin e Breznev. Non esattamente due gentiluomini di campagna.

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Roberto Arditti

12/03/2008

  • 12/03/2008 19:27
    Leggo da internet: "Ciarrapico è stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione[1], ridotti in cassazione a 3 anni[2], per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier». L'11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. Nel 2000, dopo sette anni, Ciarrapico viene condannato in via definitiva, tuttavia, in ragione della sua età, viene affidato ai servizi sociali. Nel 1996 è condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, ridotti in appello a 4 anni e mezzo[3]. Condonati 4 anni, e condannato a scontare gli ultimi 6 mesi in "detenzione domiciliare" per motivi di salute[4]. La condanna è stata confermata dalla Cassazione[5]. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ciarrapico Ma era il caso?
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