Il tema occupa le prime parti
dei programmi elettorali che promettono l'incremento delle
tutele, delle garanzie e dei controlli in materia di
sicurezza sul lavoro anche attraverso incentivi alle
imprese per la messa a norma delle aziende. Ma, mentre il
partito weltroniano si preoccupa di mettere il lista un
operaio scampato al rogo della Thyssen, resta all'Italia il
non invidiabile primato delle vittime sul lavoro in Europa.
Nelle cifre ufficiali non sono compresi gli incidenti che
non vengono denunciati nell'ambito del lavoro nero dove,
secondo l'Inail, si verificherebbero almeno 200 mila casi.
La rinnovata consapevolezza della gravità del fenomeno,
non ha prodotto ancora una significativa inversione di
tendenza. A cinque mesi dall'entrata in vigore della legge
123/07, che ha stabilito nuove norme in materia di
sicurezza sul lavoro, i coordinamenti provinciali delle
attività ispettive muovono i primi passi mentre il
personale impegnato nella prevenzione infortuni, al ritmo
attuale, impiegherebbe 23 anni a controllare tutte le
aziende e si interviene quasi sempre a cose fatte e molto
raramente a livello di prevenzione.
Sarebbe urgente un
maggiore investimento sulle attività di prevenzione e
controllo, l'introduzione di sanzioni adeguate alla gravità
e alle conseguenze dei comportamenti, l'organizzazione di
un apparato amministrativo e giudiziario che assicuri
l'applicazione certa e rapida delle sanzioni e la
promozione di iniziative informative, formative e culturali
che sviluppino nel medio-lungo periodo una maggiore
attenzione alla prevenzione. Cgil, Cisl, Uil hanno
proclamato "il 2008 l'anno della sicurezza" ma intanto
hanno dato l'assenso, al Governo, prima della crisi, di
predisporre un decreto legislativo fondato unicamente
sull'inasprimento delle sanzioni e animato da uno spirito
punitivo e pregiudiziale nei confronti delle imprese. E
sono sempre le organizzazioni sindacali che anziché solo
invadere le piazze, dovrebbero , invece, mobilitare le
forze sociali in un impegno per l'effettiva operatività di
quella "leva" che il legislatore volle introdurre nella
legge 626 del 1994: il responsabile della sicurezza in ogni
azienda con precisi compiti di verifica, denuncia e
intervento. Inoltre bisogna potenziare Fondimpresa, il
fondo paritetico interprofessionale nel campo della
formazione delle aziende sulla sicurezza. E la soluzione
più interessante è contenuta nel programma del Popolo delle
Libertà: la costituzione del polo della sicurezza
imperniato sull'Inail al quale affidare, sottraendoli al
servizio sanitario nazionale e alle asl, anche i compiti di
prevenzione e di controllo in materia di sicurezza del
lavoro.
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03/03/2008