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Ambasciatore Meshkov, la proclamazione dell'indipendenza del ...

Ambasciatore Meshkov, la proclamazione dell'indipendenza del Kosovo ha provocato la ferma posizione della Russia. Perché? Non c'è il rischio di allontanare ancora di più la Russia dall'Occidente?
Il postulato principale della politica estera della Russia moderna è il rigoroso rispetto del diritto internazionale.

Nel caso con la Serbia si crea un pericolosissimo precedente che comporta una minaccia diretta a tutto il sistema delle relazioni internazionali. Lo stato sovrano, democratico e membro dell'Onu, non può essere privato di una parte del proprio territorio senza il suo consenso. Questa è una violazione diretta dello Statuto dell'Onu, dei principi dell'Atto Finale di Helsinki, delle modalità della sistemazione della crisi del Kosovo contenute nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu 1244. Noi in Russia eravamo e rimaniamo convinti del fatto che la soluzione del problema del Kosovo può e deve essere raggiunta attraverso le vie diplomatiche tramite il dialogo diretto tra Pristina e Belgrado.
A proposito, alla stessa posizione si attengono molti Paesi, tra cui una serie dei membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e dell'Unione Europea. Quindi non sarebbe corretto esaminare questa questione sul piano delle divergenze tra la Russia e l'Occidente. Lo spartiacque è diverso: è tra chi si attiene strettamente ai principi e alle norme del diritto internazionale e quelli che riconoscendo l'indipendenza della provincia proclamata unilateralmente si allontana da questi principi e norme.
Noi da parte nostra convincevamo e continuiamo a convincere i nostri partner occidentali dell'importanza del lavoro congiunto mirato alla formazione dell'ordine mondiale che sia veramente democratico e paritario, dove ogni Stato si possa sentire comodo e sicuro.
Vede il rischio di una nuova corsa agli armamenti?
Gli eventi attorno all'Iraq, il precedente del Kosovo, e infine i piani degli Stati Uniti per la creazione del sistema globale della difesa antimissile esercitano senza dubbio un'influenza negativa sulla stabilità strategica e sul clima mondiale in generale. È in aumento il numero degli Stati che stanno perdendo la convinzione del fatto che il diritto internazionale sia capace di difenderli dall'intromissione esterna. Come conseguenza viene il ricorso ai metodi puramente militari della garanzia della propria sicurezza, che può portare ad una nuova corsa agli armamenti. Non si tratta nemmeno della corsa agli armamenti del periodo dell'epoca della guerra fredda quando si trattava della gara dei due blocchi nettamente delineati, che si rendevano conto in gran parte della loro responsabilità di non dover permettere una catastrofe globale. La corsa agli armamenti del XXI secolo, se si arriva a questo, minaccia di diventare un processo indirigibile e caotico del gonfiaggio dei muscoli militari accompagnato dalla distruzione di tutta la struttura degli accordi internazionali nel settore del disarmo e del controllo sugli armamenti.
È davvero inevitabile questo scenario? Sono convinto di no. Alla comunità internazionale, ai suoi singoli membri devono bastare la saggezza e la volontà politica per ripristinare la dinamica positiva del processo del disarmo.
Per quanto riguarda la Russia, siamo categoricamente contro la nuova corsa agli armamenti e non intendiamo parteciparvi. Il nostro obiettivo è avere le forze armate compatte ed efficienti che siano in grado di garantire solidamente la sicurezza e l'integrità territoriale della Russia. Non abbiamo "ambizioni imperialiste", non abbiamo soldati e basi militari al di fuori dei confini della CSI.
A proposito, il nostro budget di difesa ammonta ai circa 30 miliardi di dollari, che è quasi 15 volte inferiore a quello degli UsA (più di 0,5 mille miliardi di dollari) ed è paragonabile alle spese militari, ad esempio, della Corea del Sud. Per questo intendiamo raggiungere gli obiettivi summenzionati non aumentando le spese, ma utilizzando intelligentemente i mezzi a disposizione per i nuovi raggiungimenti nel settore tecnico-militare.
Parliamo di Afghanistan. C'è il rischio reale di un maggior impegno militare delle forze militari presenti. Come vede la Russia questa possibilità?
La Russia sostiene in linea di principio l'attività dell'ISaf per la stabilizzazione in Afghanistan. Abbiamo fin dal inizio partecipato all'elaborazione ed approvazione del suo mandato, abbiamo votato a favore delle rispettive decisioni del consiglio di Sicurezza dell'Onu. La Russia ha fatto un passo senza precedenti permettendo ai paesi della Nato di usare il proprio territorio per il transito militare verso l'Afghanistan. Noi diamo un importante contributo alla ricostruzione dell'economia e della sfera sociale del paese.
La Russia per anni ha dovuto fronteggiare il problema ceceno. A che punto è la situazione? Ritiene che i metodi adottati possano essere esportati in altre aree?
Negli ultimi anni nella Repubblica di Cecenia i processi della rinascita economica e sociale destinati all'ulteriore stabilizzazione della situazione in questo soggetto della Federazione Russa si svolgono con i tempi molto attivi. Oggi non solo gli osservatori russi ma anche i rappresentanti del Consiglio d'Europa segnalano che la Repubblica di Cecenia è la regione più stabile del Nord del Caucaso, dove grazie ai programmi economici e sociali è diventato possibile coinvolgere la parte attiva della popolazione della regione nell'attività pacifica e lavorativa.
Il Governo della Federazione Russa ed autorità locali hanno elaborato il programma per la ricostruzione e lo sviluppo della Repubblica di Cecenia per il periodo 2008-2011. Nell'ambito di questo programma federale speciale lo Stato stanzierà in aggiunta alla Repubblica più di 110 miliardi di rubli. Questi soldi saranno utilizzati per risolvere i problemi più importanti, prima di tutto la lotta alla disoccupazione. E' previsto che in tre anni 95 mila persone potranno avere i nuovi posti di lavoro. Inoltre, nella Repubblica di Cecenia si costruiscono attivamente nuove scuole, ospedali, impianti sportivi, musei e biblioteche. L'obbiettivo principale al momento attuale è di creare per i cittadini della Cecenia una vita dignitosa e benestante.
Parliamo di elezioni in Russia. Con Putin la Russia è veramente cambiata? Il dopo Putin presenta dei rischi o prevede che la strada imboccata sarà seguita anche in futuro?
All'inizio degli anni Novanta del secolo scorso la Russia si trovava sull'orlo della scissione del Paese, della crisi del sistema politico ed economico. Negli ultimi otto anni il Paese ha visto dei cambiamenti significativi. Oggi la Russia è tornata sull'arena internazionale come uno stato forte, che si fa rispettare. Abbiamo accumulato un serio capitale nella politica estera che è utile allo sviluppo del Paese, alla difesa degli interessi dei cittadini e del business nazionale. Desidero citare soltanto alcune cifre: nel 2007 è stato raggiunto il massimo della crescita del Pil negli ultimi anni - 8,1%, e per gli ultimi 9 anni il Pil del nostro Paese è cresciuto del 80% - quasi raddoppiando l'indicatore medio mondiale. Le riserve auree e di valuta sono cresciute fino a 500 miliardi di dollari. Per gli ultimi 8 anni il volume degli investimenti nell'economia russa è cresciuto di 7 volte.
Oggi il processo di stabilizzazione è terminato e per la Russia è di vitale necessità andare avanti verso la società moderna e progressista. Il Presidente russo Vladimir Putin ha posto un compito concreto - di entrare tra 12 anni tra i cinque Paesi-leader per il volume del Pil. Dobbiamo diventare un Paese qualitativamente nuovo con l'economia innovativa che non dipende dal "doping petrolifero" e con una sviluppata società civile. Gli obbiettivi posti dal Presidente della Russia sono condivisi dalla maggior parte di cittadini del mio Paese.
Quali sviluppi prevede nei rapporti con la Comunità Europea?
Vorrei sottolineare che in tutti i settori della collaborazione Russia-Ue c'è avanzamento, in particolare sulle questioni così importanti come l'energia ed i trasporti. Contiamo che prossimamente l'Ue approverà il mandato per la sua delegazione ai colloqui sul nuovo accordo del partenariato strategico. Siamo pronti ad iniziare questo lavoro e siamo sicuri che esso corrisponderà agli interessi di lungo termine sia della Russia, sia dei Paesi dell'Ue. È assai importante che i nostri partner non solo confermino il loro interesse per il più veloce ingresso della Russia nella WTO, ma anche non vogliano creare ostacoli artificiali per la nostra rapida adesione a questa organizzazione.
Attribuiamo il particolare significato alla "road map" sullo spazio comune della sicurezza esterna. Sia la Russia, sia l'Ue sono d'accordo con la necessità di accelerare la cooperazione in questo campo soprattutto di fronte alle situazioni di crisi che si moltiplicano nelle regioni e che intaccano gli interessi di ambedue le Parti.
La sfera umanitaria è anche di importanza principale: tutto ciò che facciamo oggi, compresa la cooperazione con l'Ue, è mirato alla creazione di una vita davvero dignitosa per i cittadini della Russia.

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02/03/2008










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