Esso gli ha sicuramente fornito qualche argomento sul piano propagandistico, che ha la sua importanza naturalmente in una campagna elettorale. Gli ha consentito, per esempio, di dire che Berlusconi ha perso un alleato e si è in un certo senso spostato con Fini a destra, dove tuttavia Storace, che di destra s'intende un po' più di Veltroni, dissente decisamente. Ma proprio la rappresentazione dello schieramento berlusconiano come di qualcosa spostatasi a destra per effetto della rottura con Casini può offrire a quest'ultimo, specie se riuscirà a raccordarsi con l'area di Pezzotta e forse anche di De Mita, la possibilità di sottrarre dalla sua valorizzata posizione di centro qualche voto al Partito Democratico. Non saranno molti, ma potrebbero contare in una partita che lo stesso Veltroni considera tutta aperta.
Per quanti sforzi abbia fatto lodevolmente l'ex sindaco di Roma per accreditarsi al centro separandosi, almeno a livello nazionale, dalla sinistra massimalista di Bertinotti e compagni, il Partito Democratico rimane il prodotto di una fusione fresca solo di qualche mese tra un corpaccione post-comunista e un corpicino post-democristiano. Non potranno bastare né il volenteroso vice segretario Franceschini, né il buon Marini, né i prodiani di più stretta osservanza, peraltro adeguatisi malvolentieri alla separazione dalla sinistra estrema, a far dimenticare che nel partito di Veltroni sono più i provenienti dal Pci che i provenienti dalla Dc, con tutto ciò che inevitabilmente ne consegue. Non a caso, del resto, il segretario è un uomo certamente non estraneo alla storia del comunismo italiano, anche se l'età gli ha per fortuna risparmiato la partecipazione ai passaggi peggiori.
Quella parte di elettorato una volta democristiano rifiutatosi di approdare nel centrodestra berlusconiano del 1994, accasatosi già con qualche mal di pancia nella Margherita dell'ex radicale Rutelli e infine chiamato a riconoscersi nel partito di Veltroni, potrebbe trovare nella rottura appena consumatasi tra Berlusconi e Casini l'occasione per rimettere in discussione i propri voti. Che peraltro il segretario del Pd ha voluto imprudentemente apparentare a uno come Di Pietro, non proprio popolare fra chi ritiene non a torto la Dc tra le vittime dell'uragano giudiziario di Tangentopoli. E che rischiano di mescolarsi pure con i radicali, ai quali Veltroni ha aperto le porte delle sue liste con una trattativa di cui è bastato l'annuncio per procurare a molti esponenti cattolici, o potenziali elettori del Partito Democratico, la sensazione di una Quaresima non esauribile nei tempi liturgici della Resurrezione.
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Francesco Damato
21/02/2008