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roma, l'inchiesta

Umberto I,
vincono i rifiuti

 Il Policlinico Umberto I è sempre più un immondezzaio. A quindici giorni di distanza dalla visita de Il Tempo all'interno del campus medico, i rifiuti si sono moltiplicati,

Il Policlinico Umberto I di roma [...] sono spuntati in angoli in cui prima non c'erano, quelli che c'erano sono aumentati. Dopo due settimane, dunque, nessuno si è degnato di toglierli di mezzo. Sono tanti, di diversa natura, più o meno ingombranti, più o meno maleodoranti. La «cittadella», già caotica a causa dei numerosi cantieri aperti, già inguaiata dall'abbandono dei suoi tunnel, ora deve fare anche i conti con la «monnezza» spuntata in superficie: scheletri di motorini, parti dell'arredo interno, sanitari, pezzi delle condotte di areazione, bombole di gas, buste di rifiuti organici. Tra i viali dell'Umberto I, insomma, si possono trovare tutti i rappresentanti del variegato mondo della «monnezza».
Stesso spettacolo, già raccontato da Il Tempo, di quello offerto dall'area «gemella» dell'Università La Sapienza, dove, come testimoniato da un vecchio custode, «i dipendenti delle società che si occupano della pulizia del campus fanno un lavoro superfiaciale concentrandosi solo su zone più esposte al giudizio dei pezzi grossi».
La dittatura dei rifiuti nel campus medico, è ben più grave però della loro presenza a La Sapienza, e l'ospedale non può certo permettersi, in fatto di pulizie, quella superficialità di cui è vittima l'Università. Guardando sotto le scale esterne degli edifici del Policlinino, la superficialità salta agli occhi prepotentemente. Brandelli di mobili rotti, ammuffiti, calcinacci frutto di lavori di restauro, sezioni di condutture di ferro arrugginite dicono che sono lì da parecchio tempo. Nella maggior parte dei casi, è evidente che non si tratta di scarti appoggiati in quell'angolo momentaneamente, ma di rifiuti destinati a rimanerci ancora a lungo.
E ancora di superficialità si tratta, nel caso delle delimitazioni delle aree cantierizzate. Le barriere che impediscono il passaggio dei visitatori sono disposte in modo approssimativo, in alcuni casi rischioso per le persone con punte di legno e ferro sporgenti dalle rete divisorie. Per carrozzelle e barelle, poi, raggiungere l'ingresso di un padiglione si trasforma a volte in un'impresa da percorso a ostacoli. Lungo i viali si possono trovare addirittura buste di biancheria ospedaliera verde e bianca, cadute probabilmente dai carrelli spinti dal personale paramedico. Si passa invece dalla superficialità all'abbandono quando ci si imbatte nei lucchetti che bloccano le porte dei due bagni chimici che si trovano dalla parte del viale del Policlinico, gli unici due «wc» del campus. O ancora quando si sale la scala all'ingresso di un padiglione, con gravissimi rischi per piedi e gambe; o quando si cerca un posto per sedersi, per esempio su una panchina come quella sui cui sono stati appoggiati due blocchi di marmo creando un curioso effetto «opera d'arte-moderna». Il Policlinico non infonde sicurezza nel paziente, tantomeno nel visitatore. E se l'Umberto I, è, come dicono, uno dei migliori ospedali d'Italia, gli artefici del suo abbandono dovrebbero far proprio il motto di una famosa marca di acqua, «Puliti dentro e belli fuori».

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Matteo Vincenzoni

21/02/2008










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