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Mangia nei ristoranti cinesi
e non paga da anni: «Li odio»

Dal 2000 un nobile tedesco mangia a scrocco nei ristoranti cinesi...

Ristorante cinese Si siede a tavola e ordina antipasto, primo, secondo, contorno, birra, dolce e caffè. E quando arriva il conto si presenta alla cassa e si rifiuta di pagare. Il motivo? Prova da sempre un odio profondo per i cittadini cinesi. Vittime infatti del suo atteggiamento sono esclusivamente ristoratori con gli occhi a mandorla. Il suo sentimento nei confronti dei cinesi sarebbe dovuto al fatto che in Cina i lavoratori vengono ancora sfruttati. E così si vendica andando a mangiare nei loro ristoranti presenti in tutta la Capitale, rifiutandosi di pagare. «Il mio comportamento rappresenta una forma di protesta contro lo sfruttamento del lavoro - ha detto A.C. - spesso anche minorile, operato dai padroncini cinesi a Roma».
Sono almeno otto anni che A.C., di 33 anni, chiede il conto e non paga. Un attegiamento che inevitabilmente si conclude con una telefonata alla Polizia da parte del titolare del ristorante. L'uomo, invece di tentare la fuga, ordina spesso anche un caffè in attesa dell'arrivo della forze dell'ordine, che, una volta verificato il mancato pagamento, lo accompagnano in Commissariato per denunciarlo per insolvenza fraudolenta. Un'accusa che non spaventa affatto A.C., poiché sa che questo reato non prevede nè l'arresto, nè il fermo e quindi nessuna applicazione di misure cautelari. A finire sempre in Commissariato è il figlio di un ricco industriale tedesco e di una donna italiana, che vivono tra la Germania e l'isola di Ischia: lui da tempo vive da solo a Roma. All'inizio, il padre saldava i conti che il figlio non pagava, ma alla fine, stanco del suo atteggiamento, ha deciso di chiudere i rubinetti economici, decidendo di pagargli soltanto gli alberghi nei quali dorme nel quartiere Esquilino.
Il figlio adesso risulta nulla tenente e non avendo intestato niente, non ha più nulla da perdere. Continua infatti ad andare nei ristoranti cinesi senza pagare il conto. La storia è sempre la stessa. Mangia, non paga il conto, viene chiamata la Polizia, A.C. viene portato in Commissariato e dopo qualche minuto viene rilasciato. I processi penali in corso, tutti per insolvenza fraudolenta, sono stati azzerati dalle legge sull'indulto, oppure sono caduti in prescrizione. «La sostanziale impunità del mio assistito - ha dichiarato l'avvocato Gianluca Arrighi - è dovuta esclusivamente alla corretta applicazione della legge. Non possono certo essere attribuite a lui o all'attività del suo difensore le patologiche carenze e inefficienze della giustizia italiana».
Il prossimo processo inizierà il 18 aprile. Ma anche in questo caso il reato è già prescritto.

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Augusto Parboni

20/02/2008










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