NATI PER CAMBIARE L'ITALIA
Sembrerebbe un destino genetico.I manifesti affissi per Roma dal partito democratico, con tanto di volto veltroniano, che dice "nati per cambiare l'Italia", indica certamente un sogno, evocato da un messaggio futuribile. Peccato che l'ex sindaco di Roma non sia nuovo, semmai... dice cose nuove. Se passasse tale principio, significherebbe che ognuno può dire cose diverse da ciò che fa (l'incoerenza). Invece, al contrario, bisognerebbe premiare alle urne "chi dice ciò che fa" o "chi fa ciò che dice"; ovviamente, con dati alla mano. Eccoli: Walter-ego, è figlio del pci, del Sessantotto, ha governato Roma, è stato vice-premier di Romano Prodi nel 1996 e leader dei Ds. Un professionista conservatore, quindi, del politicamente e culturalmente corretto. Con quali risultati? Roma è piena di buche, i servizi sono fatiscenti, i trasporti da repubblica delle banane, l'inquinamento è aumentato, la sicurezza è un disastro, le aziende chiudono. Se questo è il modello-Roma che si pensa per Palazzo Chigi, andiamo bene. Il governo della nazione non è un concerto di Elton John o una notte bianca. E fa male il centrodestra a farsi tappare la bocca, quando Veltroni afferma che bisogna archiviare gli ultimi 15 anni, sottraendo al pdl l'argomento-principe: il lascito drammatico (l'economia, le tasse etc) di Prodi, papà di Walter. Mozione d'ordine: prima si deve parlare dei danni sinistri e poi del futuro dell'Italia.
SI PUO' FARE
Giusto nelle forme alla Sarkozy (il "noi" che coinvolge, simile all'"insieme tutto è possibile"), ma sbagliato nei contenuti. È figlio del "ma anche", della migliore tradizione togliattiana: da una parte, la rivoluzione proletaria, dall'altra nei governi monarchici del regno del Sud o con Alcide De Gasperi. Lo stesso Walter ha confessato che si iscrisse al partito comunista "perché anticomunista". "Si può fare" significa, infatti, che si potrebbe pure "non fare". E se non si fa, la colpa sarà come sempre, degli avversari. Veltroni, in questa chiave, sta rubando argomenti alla destra: i pedofili, la sicurezza, le tasse, i salari, gli imprenditori- lavoratori, il liberismo. Ma il pdl non deve preoccuparsi: l'elettore sceglie sempre l'originale, non la fotocopia.
ITALIA RIALZATI
Troppo imperativo, rimanda al "tu" che in comunicazione non si usa mai. Esprime distanza (quasi mistico-padronale) tra il trasmittente e il ricevente del messaggio e offre all'avversario la risposta facile, che è la politica a doversi rialzare, non l'Italia. Sarebbe stato meglio uno slogan, tipo "l'Italia a chi la fa, o è di chi la fa". Il Cavaliere è rimasto legato al concetto del '94, del "devo farlo" (perché c'è stata Tangentopoli), e del "so farlo" (perché sono un imprenditore). Sono passati quasi 15 anni. E questo dovrebbe valere per tutti.
Vai alla homepage
Fabio Torriero
19/02/2008