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La vittima è un diciassettenne venezuelano

Sprangate a scuola, la polizia arresta il bullo

Durante il pestaggio gli gridava «sporco negro» e «filippino di merda». Un'aggressione in piena regola, a colpi di sprangate, usando come arma [...]

[...] il piede di ferro di una sedia, contro il compagno di classe più piccolo di due anni, colpevole solo di non essere italiano e di avere la pelle scura.
Ieri Maro Romagno, diciannoveenne di San Giovanni Teatino (Chieti) è stato svegliato dalla squadra mobile di Pescara che gli ha notificato la misura cautelare disposta dal gip Maria Michela Di Fine: arresti domiciliari con l'accusa di lesioni gravi aggravate e discriminazione razziale. Un episodio avvenuto il 14 gennaio scorso all'interno dell'Istituto tecnico industriale «Volta» di Pescara. Vittima delle violenze un altro studente, un compagno di scuola diciassettenne di origine venezuelana. Picchiato e umiliato sotto gli occhi di altri due studenti, il giovane è finito all'ospedale Santo Spirito del capoluogo adriatico, dove è stato operato al setto nasale. Colpito alla testa, alla spalla e al braccio, il minore è tuttora ricoverato e i medici devono decidere se intervenire sull'occhio sinistro ancora tumefatto.
Secondo gli inquirenti, le vessazioni e gli insulti razzisti continuavano da tempo, con il bullo che incitava anche gli altri compagni di scuola a fare lo stesso e si vantava di restare comunque impunito. Fino all'ultima violenza. Quel giorno Romagno chiamò a casa per chiedere di uscire in anticipo. «Altrimenti qui finisce male», disse al padre al telefono. La vittima lo seguì nel corridoio con l'obiettivo di chiarire una situazione che per lui era diventata intollerabile. Fu in quel momento che scattò la violenza, «assolutamente gratuita», dicono dalla polizia. Romagno afferrò una mazza di ferro abbandonata in un angolo, colpendo ripetutamente l'altro studente e insultandolo con frasi razziste. Secondo il legale del minore, non una semplice lite tra studenti, ma un attacco premeditato con l'obiettivo di uccidere.
«La scuola non c'entra nulla con l'aggressione», ha precisato Guido Camerano, vice dirigente della squadra mobile di Pescara, dopo l'arresto. La questura ha anche sottolineato che il minore è sempre stato sottomesso dagli altri alunni per il colore della sua pelle. La mobile sta anche valutando la possibilità di indagare altre persone per le ingiurie, aggravate dalla discriminazione.

23/01/2008










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