Fotografa, studia, da tre anni, le evoluzioni degli stormi. Le virate, le picchiate, le giravolte, lo show insomma, che fanno i migratori odioamati dai romani (ahi, le cacche spiaccicate sulle automobili sotto i platani dei lungotevere, eppure che fascino quel loro ondeggiare intruppati sullo sfondo rosagrigio del cielo capitolino).
Parisi, accademico dei Lincei che insegna fisica teorica a «La Sapienza», che s'incaponisce a districare i misteri del caos, guida la pattuglia di altri studiosi romani (ornitologi come Daniela Santucci ed etologi come Enrico Alleva, entrambi dell'Istituto Superiore di Sanità), ma anche economisti, nel progetto europeo Stargflag, una ricerca dai risvolti inaspettati. Che assimila il comportamento degli stormi a quello, per esempio, degli agenti di borsa. Tutti in gruppo, a prendere all'improvviso la stessa direzione.
Proprio ieri ai Lincei Parisi, ha spiegato in un'intrigante «lectio magistralis» senso e stato del SUO lavoro. «Che è partito - dice a Il Tempo - proprio dalla meraviglia che suscita in qualsiasi passante l'intrecciarsi degli stormi, specie al tramonto. Da lì la spinta a trovare una logica nell'apparente casualità di quel volo in gruppi che coinvolgono ciascuno migliaia di uccelli. Sa, leggi semplici possono diventare complicatissime se a seguirle sono grandi masse». Dunque il fisico trascorre i mesi da novembre a febbraio, tre giorni a settimana, sul tetto di Palazzo Massimo. Con apparecchi fotografici sofisticatissimi scatta immagini degli stormi. «Altri di noi - spiega Alleva - esaminano piccoli gruppi di uccelli dentro a un tunnel a vento, o l'analogo movimento di gruppi di pesci. Ancora, all'Eur, si esaminano le reazioni degli storni quando vengono attaccati da un predatore, come il falco pellegrino. Roma del resto è ideale per questa ricerca. Le notti invernali non sono fredde, la distruzione dei canneti in periferia ha concentrato gli storni in città. E poi i platani sono posatoi ideali, dove gli uccelli possono ripararsi».
«Con programmi elaborati al computer e con film ricostruiamo tridimensionalmente gli stormi - interviene Parisi - Hanno forma piatta, come un lenzuolo che ondeggia, o un hamburger. E abbiamo capito che non c'è un uccello che comanda davanti. Quando lo stormo vira mantiene la stessa forma, è come se un plotone facesse fianco destro: quelli che stanno davanti si trovano al lato. Quando poi arriva il predatore, gli individui che sono al lato tendono a entrare nel centro».
Il fine della ricerca - che ora è a tre quarti del suo cammino - è anche elaborare modelli complessi di comportamento sociale. E qui il raccordo con gli economisti: studiosi francesi, coordinati da Marcello De Cecco, della Normale di Pisa, esaminano come si muovono gli agenti di Borsa, quando tutti insieme decidono all'improvviso di vendere o comprare azioni.
«Quando cambiano direzione gli storni non comunicano la decisione con un suono, piuttosto ciascuno copia quel che fa il vicino», spiega Parisi. Accade lo stesso allorché una folla di uomini è in fuga. Ciascuno segue e imita chi gli è accanto, senza tagliargli la strada. Altro che caos. La danza degli stormi segue le stesse, fondamentali regole.
Lidia Lombardi
12/01/2008