[...] non può più essere chiamato con lo stesso nome, che per l'Unione Europea spetta ai produttori ungheresi, ma neppure «Friulano», la nuova denominazione proposta dalla Regione e bocciata per la seconda volta da una sentenza del Tar del Lazio.
Dal calice ai tribunali, passando per la Corte di Giustizia Europea, la storia infinita del nome conteso tornerà domani sul tavolo del ministero delle Politiche Agricole per un incontro chiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia. L'obiettivo è quello di individuare un percorso comune alla luce delle ultime sentenze. Da una parte ci sono i sostenitori del doppio nome, Tocai in Italia e Friulano all'estero per le esportazioni. Su questa posizione ci sono Federdoc, Confagricoltura e Coldiretti. «Non serve essere esperti di marketing per capire che due nomi per uno stesso vino confondono i mercati e i consumatori», scrivono le tre associazioni, chiedendo al ministero un decreto urgente per sbloccare la situazione. Sull'altro fronte ci sono le Cooperative che non vogliono abbandonare la partita. «Il nome Tocai non ha prezzo - sostiene Luigi Soini, direttore delle Cantine produttori di Cormons (Gorizia) - e continueremo a difenderlo fino in fondo». Nel mezzo della querelle, molti produttori si sono messi il cuore in pace e hanno cominciato a investire sull'etichetta Friulano. Dal canto suo il Ministro De Castro che ha annunciato l'intenzione di impugnare di fronte al Consiglio di Stato l'ordinanza del Tar del Lazio.
Complice anche questa involontaria campagna pubblicitaria, l'enigma del nome ha fatto schizzare in alto le vendite. Da quando è iniziata la diatriba sul nome la richiesta del vino è aumentata mediamente dal 20 al 50 per cento.
03/01/2008