E non solo nelle botteghe clandestine nascoste nei sottoscala tra gli immigrati di qualche Chinatown delle periferie urbane. Gli operai bruciano vivi nelle fabbriche di una multinazionale, fortemente sindacalizzata, munita di tutte quelle tutele di cui dispone l'ordinamento e che pensa di fare affari in Italia trattando i nostri lavoratori come se fossero clandestini senza diritti. Ora, nella ricerca delle responsabilità, è dura trovare spiegazioni convincenti, tanto che si finisce per dare la colpa al lavoro in sé, a quella «fatica di vivere» che l'uomo si porta appresso da quando venne cacciato dall'Eden.
Tutti sono chiamati a rispondere: le istituzioni, le strutture ispettive e di prevenzione, le aziende. E al di sopra dei soggetti protagonisti dei rapporti sociali, sul banco degli imputati finiscono la globalizzazione e la competitività, comprese quelle leggi sul lavoro che hanno introdotto primi elementi di flessibilità. Nessuno chiede spiegazioni a chi dovrebbe darne tante, mentre si erge a giudice degli altri con una prosopopea degna di miglior causa.
Chi ha stipulato quei contratti che oggi vengono ritenuti inadeguati? I sindacati naturalmente. E chi deve negoziarne dei migliori? Ancora loro naturalmente. Si parla di ambiente? C'è forse qualcuno tra noi che è in grado di ricordare un convegno recente sui temi dell'ambiente di lavoro, in cui Cgil, Cisl e Uil abbiano fatto proposte e fornito buone linee di condotta per negoziare condizioni lavorative sicure e corrette? C'è forse un sindacalista che può indicare una vertenza emblematica sull'ambiente di lavoro da assumere come pietra di paragone di una nuova e diffusa iniziativa su questi temi? Eppure i sindacati sono sempre lì, temuti e rispettati, avendo a disposizione risorse ingenti, diritti sindacali, ore di permesso retribuito, che consentono a migliaia di attivisti di lavorare facendo il sindacalista a tempo pieno o giù di lì. Nessuno torce loro un capello, nemmeno il "cattivo governo di centrodestra".
Il sindacato è un soggetto potente nella società e nelle fabbriche. Eppure a Torino la Thyssen si è trasformata in un inferno, si è scoperto durante le indagini che gli estintori erano scarichi, gli incidenti e gli avvertimenti di ripetute insicurezze si erano già consumati; pesava il clima di dismissione con le pulizie tolte agli appalti delle cooperative e assegnate agli operai volenterosi. La paura di rimanere a casa governava la giornata anche di quei quattro operai che hanno lasciato tragicamente la loro vita tra le fiamme e la loro famiglia orfana dei loro affetti. Il potere del sindacato è intatto. Ma ormai ne fanno solo un uso politico.
Alessandra Servidori
11/12/2007