Espulsi dove? In Romania? E
una volta rientrati nel loro Paese quanto tempo
impiegheranno per tornare in Italia?
Perché il governo
di Bucarest non è mica pieno di anime belle alla Paolo
Cento, no, quelli fanno sul serio. I delinquenti non li
vogliono proprio e hanno pure scoperto che anziché metterli
nelle patrie galere è molto, molto meglio favorirne
l'emigrazione verso altri lidi, Italia in particolare. Così
aperta, generosa, così multiculturale (non è stato questo,
del resto, il refrain di Veltroni per l'investitura
democratica?), così multietnica. Hanno massacrato una
signora, poteva essere nostra madre, moglie, sorella,
un'amica. E questi hanno scoperto, udite udite, l'acqua
calda: nel 2007 metà dei reati sono stati commessi da
romeni, che guarda un po' non sono extracomunitari ma
cittadini europei a pieno titolo. Passano tranquilli la
frontiera, non hanno più problemi. Perché a noi, quello che
più interessa, è fare affari con la Romania, magari mettere
lì le nostre fabbrichette, pagare poco e sfruttare molto
gli operai, e fregarcene dei disastri che una dissennata
integrazione sta portando in casa nostra.
C'è un
sacerdote, don Gallo, che ha detto "State attenti, perché i
Rom sono stati deportati come gli ebrei durante
l'Olocausto, quindi...» Quindi cosa, don Gallo? Quindi
rubate, stuprate, perché abbiamo la coscienza sporca?
Quante domande oggi. E quanta rabbia nel constatare che è
così difficile dare risposte concrete, non fumo negli occhi
di conferenze stampa con l'occhio aggrottato della
partecipazione formale.
02/11/2007