I militari turchi hanno bombardato nella mattinata 63 postazioni del Pkk in Nord Iraq, senza
provocare vittime secondo le fonti ufficiali, e hanno lanciato solo una vasta operazione di caccia al terrorista che ha portato all'uccisione di 32 ribelli. Ieri sera il «Vertice di sicurezza», convocato d'urgenza dal presidente, Abdullahi Gul, con il premier, Tayyip Erdogan e il comandante in capo dell'esercito, generale Yasar Buyukanit, ha affermato in un comunicato che la Turchia è pronta a pagare «qualsiasi prezzo necessario per sconfiggere il terrorismo».
Il Vertice ha tenuto sicuramente conto della sollecitazione ricevuta dal segretario di stato statunitense, Condoleezza Rice, che - ha reso noto Erdogan - ha chiesto alla Turchia di non cominciare azioni contro i ribelli
curdi per alcuni giorni. Ma l'ennesima azione sanguinaria del Pkk, anche se davvero esso detiene ora
in ostaggio, come afferma, una decina di soldati turchi (Ankara, però, smentisce), rischia di rivelarsi un vero boomerang per l'organizzazione separatista curda. Da quell'azione hanno ieri nettamente preso le distanze i due massimi leader curdi nordiracheni, il presidente iracheno, Jalal Talabani e Massud Barzani, invitando il Pkk a sloggiare (Talabani) e dichiarandosi neutrali (Barzani) nello scontro Turchia-Pkk. Nello stesso tempo Baghdad ha annunciato ieri sera «importanti misure» contro la presenza del Pkk in Iraq, mentre l'ambasciatore americano ad Ankara Ross Wilson, ha rilanciato la necessità di «porre fine al terrorismo del Pkk con un'azione comune».
Il Pkk, che ha scelto, probabilmente non a caso, il giorno del referendum sull'elezione diretta del capo dello stato (nel quale il «si» si avvia a vincere con circa il 70% dei voti), ha sfidato la Turchia ad attuare il
minacciato intervento militare in Iraq, per il quale il Parlamento di Ankara ha dato mercoledì scorso «carta bianca» ai suoi militari (al fine limitato di distruggere i campi del Pkk in Nord Iraq). Il Pkk sta mirando - secondo gli analisti - al doppio obiettivo politico di attirare i turchi nel pantano iracheno, internazionalizzando la sua lotta
separatista anti-turca e forzando i curdi nordiracheni a legarsi al Pkk per una resistenza armata comune contro «l'invasore turco». Dal canto suo, il presidente americano Bush ha condannato gli attacchi come «inaccettabili».