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la sfida della chiesa

Il Pontefice sprona i cattolici:
"Più impegno in politica"

Contro la camorra e una violenza divenuta ormai «mentalità diffusa», papa Ratzinger, da piazza del Plebiscito a Napoli, ha chiesto azioni politiche e prevenzione, articolata in scuola e lavoro, per salvare i giovani.

Benedetto XVI Napoli 22 ottobre 2007 - Nella sua visita nel capoluogo campano, Benedetto XVI ha rinnovato inoltre un forte appello ai cattolici italiani perché si impegnino in politica e nel sociale e — incontrando 300 leader di tutte le religioni del mondo, qui convenuti per un convegno di Sant'Egidio — ha auspicato che cessino gli odii e le intolleranze nel nome di Dio. A Napoli Ratzinger ha trovato una pioggia impietosa, un freddo pungente e strade per lo più deserte. Il maltempo non ha impedito però a circa 20 mila persone, infagottate in impermeabili di emergenza, di affollarsi in Piazza del Plebiscito, dove il Pontefice ha celebrato una solenne messa, affiancato dal cardinale Crescenzio Sepe, da 77 vescovi e 700 sacerdoti. In prima fila, tra i fedeli, autorità politiche nazionali e locali: il premieri Romano Prodi, che aveva accolto Benedetto XVI al suo arrivo in elicottero alla Stazione Marittima, ha poi preso l'ostia consacrata, al momento della comunione, dalle mani del Pontefice. Con lui anche il ministro della Giustizia Mastella, il governatore campano Bassolino, il sindaco Russo Iervolino. Sul palco dell'altare, eretto davanti alla imponente Basilica di san Francesco di Paola, sedeva una delegazione di fratelli «separati» cristiani: patriarchi ortodossi orientali, con i loro copricapo a cilindro, armeni incappucciati, protestanti. Nell'omelia, Benedetto XVI ha parlato con chiarezza dei «mali» di Napoli e ha esortato a una riscossa morale, intellettuale e spirituale, rivolgendosi sopratutto alle nuove generazioni. «Per molti — ha rimarcato, senza giri di parole — vivere non è semplice: sono tante le situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione, di mancanza di prospettive future.
C'è poi il triste fenomeno della violenza. Non si tratta solo del deprecabile numero di delitti della Camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e delle periferie nuove e anonime, con il rischio di attrarre specialmente la
gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l'illegalità, il sommerso, l'arte di arrangiarsi. Quanto è importante allora — ha esortato — intensificare gli sforzi per una seria strategia di prevenzione, che punti sulla scuola, sul lavoro e sull'aiutare i giovani a gestire il tempo libero». Alla fine della Messa, poi il Papa ha chiesto un «forte impegno» dei cattolici italiani in politica. «Molti — ha detto — sono i problemi e le sfide che stanno davanti a noi». Giallo, infine, su un presunto battibecco che sarebbe scoppiato tra il rabbino capo di Israele Yona Metzerg e uno dei patriarchi orientali, l’armeno Aram I, quando quest’ultimo avrebbe fatto commenti sulla passata guerra libanese, sull’aggressività di Israele e sul pericolo per il futuro dei cristiani in Libano. Polemiche ridimensionate in serata dal rabbino stesso, che ha parlato di uno scambio di idee tra lui e il patriarca sul destino tragico che sembra accomunare il popolo israeliano e quello armeno.









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