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Il punto

Unione europea più forte nel nome di Maria

Non soltanto un mistico, come Giovanni Paolo II, ma anche Benedetto XVI (foto), conosciuto, nel mondo soprattutto come uomo di grande cultura, al termine di quasi tutti i loro discorsi si sono rivolti e si rivolgono sempre all'intercessione di una donna dalle lontane origini: Maria di Nazareth.

La vicenda del medievale "Libro dei miracoli di Maria" è un'opera che potrebbe assurgere a simbolo degli scambi e dei rapporti culturali tra Oriente ed Occidente di quell'epoca. Si tratta di un libro nato in Francia intorno al 1130, in un tempo di grande fervore mistico. Vengono raccontate soprattutto vicende accadute in Francia e nel regno Anglo-Normanno. Fu proprio attraverso questo trattato che si costituì un enorme e patrimonio, in parte riferito a fatti accaduti in parte a pie leggende. Il sacro è mescolato col profano, il mistero del soprannaturale è frammisto al gusto umanissimo del fantastico.
La raccolta si diffuse ovunque, veniva modificata e arricchita di vicende che univano tutta l'Europa, in una specie di incredibile rete, la quale superava i confini storici, geografici e confessionali, al di là dei limitati orizzonti di quel tempo: dalla Spagna all'Italia, dalla Germania all'Ungheria, alla lontana Islanda, in una specie di Koiné europea non ancora lacerata dalla Riforma luterana.
Dopo oltre un secolo l'opera fu tradotta anche in arabo, in quel luogo di scambio tra mondi diversi e non solo di violenze reciproche, che erano gli stati nati dalle Crociate. Dalla Palestina giunse in tutto l'Oriente e in Egitto ove fu accolta dalla Chiesa Copta e, alla fine del '300 arrivò anche nell'Etiopia cristiana. Una grande opera di cultura popolare, di letteratura viva di enorme importanza storica, da cui nei secoli seguenti avrebbero preso ispirazione non pochi artisti. È soprattutto un simbolo di unione tra le diverse popolazioni, al di sopra delle divisioni tra le diverse Chiese Cristiane; quindi di vero e proprio ecumenismo nel nome di Maria. Una lettura che, al sottoscritto, piace ricordare proprio in questi giorni, in cui da tutto il mondo si è guardato a Fatima. Come sarebbe bello, se la Chiesa, attraverso Fatima, si facesse tessitrice di una unità per tanti versi perduta, non soltanto nell'ambito interecumenico dei Patriarcati ortodossi, ma anche nello stesso mondo arabo (si pensi ai sacerdoti recentemente rapiti in Iraq, dei quali si è occupato lo stesso Benedetto XVI), quale simbolo di pace, di unità e di fratellanza tra i popoli nella stessa cosiddetta "Unione Europea", che, purtroppo, è rimasta tale finora soltanto di nome.

Girolamo Grillo, Vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia










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