Karachi 19 ottobre 2007 - La Bhutto è rimasta illesa. Fonti ufficiali del suo Partito popolare pachistano (Ppp) hanno riferito che l’ex premier, al momento dell’esplosione, si trovava all’interno del veicolo blindato a bordo del quale si stava recando dall’aeroporto al mausoleo del padre della Patria Muhammed Ali Jinnah dove avrebbe dovuto tenere il suo primo discorso dopo il ritorno dopo otto anni di esilio volontario. Dopo l’attentato la ex premier è stata condotta nella residenza di famiglia Baliwal, sul lungomare di Karachi. Secondo la polizia, almeno una delle due esplosioni che sono avvenute potrebbe essere stata provocata da un attentato suicida. Un funzionario del Ppp ha detto che un veicolo della polizia è saltato in aria. Le televisioni pachistane hanno mostrato le immagini di due veicoli in fiamme e di diversi corpi portati via a mano dai sopravissuti. Testimoni parlano di 45 cadaveri e di brandelli di carne sparsi su una vasta area. Militanti di Al Qaeda avevano minacciato nei giorni scorsi di uccidere la Bhutto, che ha dato il suo sostegno alla lotta al terrorismo internazionale. Ventimila agenti erano stati dispiegati per questa giornata nella metropoli del Sud del Pakistan, dove centinaia di migliaia di persone hanno accolto l’arrivo della Bhutto.
È stata immediata la condanna del governo di Washington dell’attentato al corteo dell’ex premier pachistana Benazir Bhutto. Il portavoce del Consigliere per la Sicurezza nazionale ha detto che la strage di Karachi non impedirà che si tengano le elezioni generali. «Gli Stati Uniti condannano il violento attacco in Pakistan e sono addolorati per la perdita di vite innocenti», ha affermato Gordon Johndroe. L’esponente dell’amministrazione
statunitense ha sottolineato l’importanza delle prossime elezioni democratiche che si dovranno tenere nonostante il gravissimo duplice attentato di ieri sera. «Agli estremisti non sarà consentito di impedire che il Pakistan scelga i suoi rappresentanti con elezioni aperte e democratiche», ha aggiunto Gordon Johndroe. Promettendo di ridare la democrazia al Pakistan, la Bhutto, per due volte premier e per due volte destituita con l’accusa di corruzione, era tornata in Pakistan dopo otto anni di esilio volontario, accolta da almeno 250 mila sostenitori del suo Partito popolare. «Il mio è un programma per i poveri, un programma per il Pakistan», aveva detto poco prima di scendere dall’aereo all’aeroporto di Karachi, la metropoli di 12 milioni di abitanti trasformata, prima della strage, in un grande palco per una sorta di carnevale, con centinaia di migliaia di persone, a bordo di camion, a piedi, arrampicate sui tetti. «Il mio ritorno segna per il popolo del Pakistan il cambio del corso dalla dittatura alla democrazia», aveva dichiarato la Bhutto.