Lo sviluppo dei rapporti con l'America Latina ha una grande storia costruita dalla nostra emigrazione e dal proficuo lavoro diplomatico ed intellettuale che la Farnesina e l'Istituto Italo-Latino Americano, in primis, e l'Ipalmo (l'Istituto per l'America Latina ed il Medio Oriente) ed altri istituti di ricerca hanno sviluppato da anni. Basta riflettere sul fatto che dopo Madrid è l'Italia la sede universitaria nella quale si formano in Europa i dirigenti americano latini. La Conferenza è divenuta un grande tavolo di confronto, dove la parola solidarietà è stata sostituita da quella, più consona ai nostri tempi, di collaborazione, alla quale coopera il sistema decentrato delle nostre Regioni in un assieme, ancora da rafforzare, di progettualità coordinata ed integrata. È un grande risultato della Conferenza il memorandum d'intesa firmato con la Corporacion Andina de Fomento, la principale banca di sviluppo continentale, con il quale l'Italia si impegna a sottoscrivere una quota di capitale integrando, assieme alla Spagna, l'importante organismo attore dello sviluppo sostenibile del continente sudamericano.
Peccato che un avvenimento così importante non sia stato molto seguito dagli organi stampa, al di fuori di pochi secondi dedicati dalle alcune televisioni ( pubbliche e private). Temiamo che molti, non solo la stampa, non si rendano conto dell'interesse nazionale preminente su quello partitico nella politica estera di un grande paese come è l'Italia, e le riserve, forse le antipatie, su Massimo D'Alema mettono in ombra un eccellente lavoro che ha conseguito notevoli successi in Medio Oriente, nei Balcani, ha aiutato l'Eni nel rinnovo quarantennale dell'uso e sfruttamento dei pozzi di petrolio in Libia - fondamentale per l'approvvigionamento italiano - ed ha rinnovato l'impegno italiano nel sistema multilaterale, in Europa e nella partnership euroatlantica. Il voto unanime delle commissioni del Senato e della Camera, che appoggia la difesa degli interessi nazionali al Consiglio Europeo di Lisbona, testimonia che «la politica» è più attenta ai nostri interessi di quanto il disfattismo di tanti comici protagonisti della comunicazione voglia far credere. È il consenso critico del sistema paese che rende credibile una politica estera; distrarsi per non far piacere a qualcuno non è utile (oltre che ingeneroso).