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Margherita sottorappresentata nel Pd

Più che una fusione un'annessione

Tutto (o quasi) è compiuto. Il popolo del partito democratico ha inverato la profezia storica che, già da mesi, incoronava il sindaco di Roma come leader plebiscitario della nuova formazione di «sintesi» del centrosinistra. Dopo gli auguri doverosi a Veltroni e al suo popolo, dobbiamo chiederci cosa succede ora.

Niente di rilevante, almeno fino a quando non finiranno i lavori dell'assemblea costituente insediata dalle elezioni primarie (2400 rappresentanti più altri 400 ripescati: come non s'era mai visto prima), e sapremo qual è la struttura organizzativa e l'identità politica della nuova «cosa».
Intanto, nella fusione, la Margherita esce a pezzi. Non solo per la prevedibile debacle dei due candidati di bandiera - Rosy Bindi e Enrico Letta - quanto per la sottorappresentazione dei propri candidati rispetto alla proporzione dei rapporti di forza parlamentari con i Ds. È probabile che nei nuovi organi dirigenti del partito avverranno operazioni di alchimia politica (tipo manuale Cancelli) destinati a riequilibrare, almeno in parte, questa sproporzione. Ma l'impressione è che si sia trattato di un'annessione all'ombra della Quercia piuttosto che di una fusione. In questo senso, stiamo forse assistendo alla nascita di un partito «consociativo» come conseguenza delle sue aspirazioni ecumeniche, soprattutto nello stile della leadership veltroniana: partito di rappresentanza «totalistica» e insieme partito maggioritario di governo. Che, se ci pensate bene, sono contraddizioni in termini.
Come che sia, e nonostante le palesi contraddizioni, l'apparizione sulla scena del Pd produce effetti di movimentazione dell'intero quadro politico.
Nei rapporti con le altre forze della sinistra (estrema o radicale), che saranno indotte a radicalizzare le rispettive linee politiche per controbilanciare le spinte centripete del nuovo partito. E non è detto che questo non provochi, per contro, nuove microscissioni all'interno del Pd come quelle che sono già avvenute. Nei rapporti con il governo Prodi. Malgrado le reciproche dichiarazioni di lealtà, è verosimile che sia Veltroni a dare la spallata definitiva al traballante esecutivo dell'«amico» Prodi. Nei rapporti con l'opposizione. Che si trova costretta a trovare una qualche formula di ricompattamento fra i partiti del centrodestra per affrontare le nuove sfide di competizione lanciate sul mercato elettorale dal partito unico del centrosinistra.
Resta - per alcuni - inspiegabile l'ossimoro di una partecipazione «antipolitica»: quella specie di schizofrenia culturale che plaude ai «vaffa» di Grillo, ma poi accorre in massa alle primarie, ai referendum o in piazza. La cosa si spiega invece benissimo: l'antipolitica esprime distacco nei confronti dell'establishment e per questo non deprime, semmai catalizza, la tendenza a recuperare lo spirito del protagonismo politico quando si intravedano occasioni di rinnovamento della vita democratica.









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Fontana di Trevi

Fontana di Trevi

L'acqua della Fontana di Trevi tinta di rosso da un liquido non ancora identificato, gettato nella fontana oggi pomeriggio da uno sconosciuto che subito dopo è riuscito ad allontanarsi. L'atto vandalico è stato rivendicato dalla sigla 'Ftm Azione futurista 2007', con dei volantini fatti trovare in uno scatolone presso la fontana.