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lavoro e pensioni

Prodi s'incarta
Salta il consiglio di oggi

Si ingarbuglia la matassa del Protocollo sul welfare. Il braccio di ferro tra i sindacati e la sinistra radicale sulle modifiche apportate dal governo al documento all’insaputa delle parti sociali, sta mettendo Prodi in seria difficoltà. Nella serata di ieri dopo una giornata scandita dalle minacce della sinistra radicale e dai moniti dei sindacati, Palazzo Chigi ha fatto sapere in modo informale che al momento non è previsto un secondo consiglio dei ministri ad hoc. Il tentativo di trovare la quadra ancora non è riuscito. (Commenta)

Prodi Il governo ha promesso alle parti sociali di porre rimedio a quelli che ha definito errori nella trasposizione normativa dell'accordo di luglio ma Cgil, Cisl e Uil e la Confindustria non si fidano e in attesa di vedere nero su bianco il protocollo nella versione originaria, mantengono alta la tensione. Lo stesso fa la sinistra radicale. Prodi in mezzo non sa come trarsi d’impaccio. Il disegno di legge che recepisce l'intesa sullo stato sociale dovrebbe essere trasmesso «a breve» al Quirinale per l'autorizzazione del capo dello Stato alla presentazione alle Camere. Per tutto ieri ci sono stati incontri tecnici per sbloccare la situazione. Sul tavolo c’è la questione del limite di una sola volta nella reiterazione dei contratti a termine che ha fatto infuriare la Confindustria. Gli industriali considerano insufficiente la deroga per gli stagionali promessa dal ministro del Lavoro Cesare Damiano. I sindacati hanno avuto l’assicurazione che ci saranno modifiche nella parte sulla previdenza ma finchè non arriva il testo definitivo non ripongono le armi. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha ventilato l’ipotesi dello sciopero generale: «Se le cose dovessero andare male è chiaro che ci sarebbe una reazione». I tempi sono stretti. Oggi i sindacati riuniscono i direttivi e anche la Confindustria ha il suo direttivo.
In mattinata il sottos egretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta ha incontrato il direttore generale della Confindustria Maurizio Beretta mentre a fine giornata i ministri Padoa Schioppa e Damiano hanno varcato
Palazzo Chigi. Intanto Rifondazione e Comunisti enfatizzano il peso della manifestazione di sabato prossimo per la quale hanno anche chiesto la diretta televisiva. È probabile che la resa dei conti si sposti in Parlamento. L’ha detto chiaro e tondo il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena. «Mi pare impossibile che Prodi pensi di rimangiarsi il lieve miglioramento apportato al protocollo sul welfare per quanto riguarda i contratti a termine. In ogni caso anche questa ennesima versione del testo potrà essere migliorata nel corso del passaggio parlamentare». Pure il ministro Verde Pecoraro Scanio sottolinea che «sui contratti a termine non si può tornare indietro e il tema è in mano al Parlamento». Il governo, se deve, «faccia emendamenti. Eventualmente saranno questi a essere visti in consiglio dei ministri». Il segretario di Rifondazione Franco Giordano parla chiaro: «Il Parlamento è sovrano, questo lo sa il Governo e lo sanno i sindacati. Noi abbiamo molto rispetto per le trattative in corso però il Parlamento è quello che fa le leggi».

Laura Della Pasqua

  • 18/10/2007 11:47
    è vergognoso, che un governo " di sinistra" non sappia e non voglia far nulla per le parti sociale deboli...per Lavoratori usuranti.. Purtroppo i Nostri Politici pensano solo esclusivamente alle Loro tasche...PERCHE' NON SI TOLGONO LE PENSIONI E STIPENDI ULTRA ELEVATI "E' UNA VERGOGNA" che il 8o% della popolazione non riescono arrivare a fine mese e non resce a mangiare un pasto al giorno...Vergogna....
  • 17/10/2007 12:20
    A proposito di eutanasia, non sarebbe ora di staccare la spina a questo governo (governo ovviamente con la g minuscola)?
  • 17/10/2007 11:29
    un governo di tal fatta può sopravvivere soltanto se emargina l'estema sinistra e i "girotondini vari";non potendo ciò effettuare prodi e non essendo realizzabile un governo costituzionale di larghe intese(ipotesi prospettata dal centro-destra subito le elezioni dell'aprile 1966,respinta arrogantemente dalla coalizione di centrosinistra),è necessario che il Presidente della Repubblica ne prenda doverosamente atto e consenta al Popolo Italiano di esprimersi con libere elezioni,nel supremo interesse del Paese.
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