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Il punto di COSTANZA RIZZACASA

Se il partito democratico fosse un menu...

Pasta alla checca. Sarà questo il piatto principe della tavola del primo segretario del Pd. Perché Veltroni non è certo i tonnarelli cacio e pepe, troppo speziati e di carattere, né una carbonara, eccessivamente popolare, e meno che mai un'amatriciana, che gl'inzaccherebbe tutta la camicia di Brooks Brothers.

La checca invece no. È un piatto freddo, che come lui accontenta tutti. C'è giusto mozzarella e pomodori, e la prepari il giorno prima e se la mangiano, ignari e felici, anche a trenta ore di distanza. Per secondo, poi, ovviamente un bell'hamburger. Magari un Route 66, come la super-highway che inizia a Chicago e termina a L.A. Ma senza la cipolla. E con le puntarelle per contorno al posto delle patatine - poche però, perché si sa, le puntarelle hanno molto esprit.
E se il Pd fosse un menù, allora Franceschini, che è come un bollito senza la mostarda, sarebbe una portata priva di sapore e di struttura. Come la minestra di anellini Knorr in busta: 94 calorie a porzione, leggera e digeribile e adatta anche ai più piccini. E se Prodi è il pane che si è bruciato dentro il forno, quello che doveva avere un ruolo e poi l'ha perso, che parte convinto che farà il protagonista ma poi nessuno se lo fila, Goffredone, cioè Bettini, l'uomo di potere che ama occultarsi, non può che essere una cima ripiena: la tasca di carne tipica della cucina genovese con all'interno un po' di tutto, dalle animelle alla mortazza, in ogni caso roba forte.
Per Parisi, che di recente ha mostrato qualche muscolo, un piatto "boludo", come si dice in Argentina, cioè con gli attributi. Come le fettuccine con le regaglie di pollo o i granelli (i testicoli del toro) saltati in padella. Ma attenzione, ministro, perché "boludo" vuol dire anche il contrario, quindi a seconda di come si comporta potrebbe toccarle anche una panna cotta. Rutelli, poi, è talmente piacione che ruba a Veltroni la Nutella. Che come lui, che è il leader massimo del bamboccionismo, si spalma su tutto. Per Rosy Bindi, invece, che pur perdente è una donna di sostanza, uno spaghetto pasionario, con aglio, olio e peperoncino: semplice sì, ma pure tosto, e che s'ispira ai valori più tradizionali. A Enrico Letta, invece, che nel suo spot elettorale pensa d'essere un gabbiano, ecco per contrappasso un animale che non vola, come un pollo al vapore o un petto di tacchino. Rigorosamente senza sale.
A D'Alema, che gioca a fare il celodurista come quelli della Lega, s'impone un filetto di chianina.
Quello con l'osso, che per mangiarlo devi avere le apposite posate - per non parlare di una buona digestione, sennò il filetto, un po' come D'Alema, ti resta sullo stomaco. E il povero Fassino? Ormai disoccupato, l'ex segretario dei Ds non è un piatto, bensì un accessorio della tavola, come un cucchiaio o una forchettina da dessert: utile sì, ma marginale.









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