A lanciare l’allarme è stato ieri il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Ettore Ferrara, durante una conferenza stampa alla presenza del Guardasigilli Clemente Mastella che ha commentato: «Non tocca a me farne di nuove ma a Di Pietro. C'è un'ossessione perfida verso la mia persona che si evince anche dall'ultima polemica sulle carceri, legata all'inutilizzo di quello di Pianosa». Il sovraffollamento delle carceri non riguarda il ministero della Giustizia. «Io - ha detto il Guardasigilli - posso fare interventi finanziari per ristrutturare o riammodernare gli istituti, ma costruirne di nuovi tocca al ministro delle Infrastrutture». In attesa di interventi strutturali ha spiegato il capo del Dap Ferrara «stiamo cercando di fare qualcosa sul piano amministrativo sperimentando la misura alternativa negli uffici di esecuzione penale esterna. L'esperienza del passato insegna che i recidivi tra i detenuti sottoposti a misure alternative al carcere si è attestata al di sotto del 20%, mentre negli altri casi si è attestata al 60-65%». Il ministro Mastella è poi entrato in merito anche sulla questione del carcere di Pianosa: «Non ho deciso io, ma il Parlamento di affidarla alla Regione Toscana e trasformarla in parco». Senza la decisione del Parlamento di varare l'indulto, ha detto ancora Mastella, «oggi saremmo arrivati a una popolazione carceraria di 78mila detenuti. Le forze politiche devono evitare che ci siano morti e rivolte nelle carceri. Il problema vero è che occorre la certezza della pena, che deve essere espiata non per forza tra le mura di un carcere». Le carceri sono bombe ad orologeria: questa volta a parlare sono gli psicologi che lavorano nelle strutture penitenziarie. «La tensione e il malessere dominante nelle carceri determinano un aumento dell'aggressività che - ha spiegato Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi - potrebbe portare nei prossimi anni a disordini e rivolte significativi». Il ruolo dello psicologo è fondamentale non solo per il recupero ma anche per la prevenzione di situazioni estreme come rivolte e suicidi. Eppure l’assistenza psicologica per ogni detenuto nelle carceri italiane è di soli 12 minuti al mese. A tracciare il quadro dell'assistenza psicologica nelle carceri è Alessandro Bruni, presidente della Società italiana psicologi penitenziari: «Nei 205 penitenziari italiani operano solo 404 psicologi: 90 sono impiegati nel servizio di recente introduzione nuovi giunti, intervenendo nel primo colloquio; 294 si occupano dell'attività di osservazione e trattamento, che è successiva al primo intervento, e solo 20 sono gli psicologi penitenziari di ruolo. In ogni carcere il numero massimo di ore mensili previsto di assistenza psicologica è di 64 ore, nella sostanza se ne fanno meno della metà, circa 30: questo significa meno di 12 minuti al mese per detenuto». In ambito penitenziario, ha precisato il presidente della Società italiana psicologi penitenziari Bruni: «una maggiore incisività di questo tipo di assistenza è utile a evitare le ricadute cioè il ritorno in carcere. Un obiettivo che non serve solo al detenuto ma anche alla società. Tutto questo significa un investimento civile forte: non ci sono scorciatoie. La classe politica deve investire sulle carceri».
Natalia Poggi