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l'intervista

12/10/2007, 09:55

Maurizio Costanzo: "Parlate soltanto di problemi veri"

I consigli del conduttore a chi vuole farsi ascoltare sul piccolo schermo

«E se penso a quando chiesi durante un "Bontà loro" al ministro del Lavoro Tina Anselmi come mai non si era sposata, successe il finimondo».
Il finimondo?
«Pure le interrogazioni parlamentari: come mi ero permesso...» Ride Maurizio Costanzo. Ha appena finito di registrare una puntata del suo show, questa volta di quelle toste sulla mafia. E ammette che ha provato qualche momento di sconforto: «È venuta fuori una notizia inquietante».
Quale?
«Che ci sarebbe un accordo siglato in carcere tra mafia, ’ndrangheta e camorra. Se è vero, sono cosi amari».      Ma c’erano politici?
«No».
Allora anche lei teme a portare i politici. Li vedono in tv e cambiano canale?
«Noooo, da me no».
No?
«Assolutamente no. Ho fatto una puntata con Di Pietro sulla sicurezza ed è andata benissimo. Ne ho fatta una con il sottosegretario Paolo Cento e l’ex ministro Gianni Alemanno mostrando proprio il viaggio della carota, il prezzo di partenza e quello alla fine al consumatore, e anche in quel caso siamo andati benissimo».
Veltroni a «Matrix» ha fatto il 13%, Prodi alla prima puntata di «Porta a Porta» s’è fermato al 20.
«Ripeto: dipende. Se il politico lo agganci a un tema reale, a un fatto, allora la puntata funziona. E le assicuro c’è una grande sete di sapere, di informarsi, di politica. Se parlano di cose che capiscono solo loro, siamo fritti».
Per esempio?
«Del referendum, della legge elettorale. Per carità, un disastro».

 Ma allora è anche colpa di noi giornalisti?
«In certi casi sì. Ma non mi sento di generalizzare».
In che senso?
«Nel senso che pure a me e a te può capitare una giornata che non stiamo bene, una che stiamo giù...».
Senta, ma a un politico che va in tv lei che consiglio si sente di dare?
«Intanto di valutare se è il caso di andare in televisione».
Cioé?
«Dico che è il caso di andarci solo se si è portatori sani di un’idea. Se
non si ha nulla da comunicare, meglio stare a casa. Questo è il mio primo consiglio».
Il secondo?
«Il secondo è di parlare chiaro. L’ho detto anche poco fa a quelli che hanno partecipato alla trasmissione sulla mafia. Parlate chiaro, fatevi capire. Non dite cose che capite solo voi».
Dovrebbe essere la regola numero uno della comunicazione.
«Dovrebbe».
Si va verso la fine del talk show classico di politica?
«No, penso che sia la fine delle trasmissioni dove tutti parlano e non si capisce niente, tutti urlano, si strillano in faccia. Quelle penso che si stiano avviando verso il tramonto».
Spira il vento dell’antipolitica anche in tv?
«Diciamo che questa tendenza è iniziata. Ma non è antipolitica, è voglia di capire i fatti. E poi c’è anche un altro dato da aggiungere all’analisi».
Quale?
«Che ci sono troppe trasmissioni. Si comincia ormai all’alba con Uno Mattina che ha fisso un ospite in tv. Si va avanti con Omnibus e poi si continua per la mattinata, l’ora di pranzo, e la sera si arriva a Ballarò. E francamente penso che chi ha trascorso tutta la giornata a lavorare non ha grande voglia di ricominciare a sentire gli stessi parlare sempre delle stesse cose».
Ma ci sono offerte anche differenti?
«Be’, noi con il Maurizio Costanzo Show ci proviamo. E mi pare che una risposta l’abbiamo data. Penso anche a Otto e mezzo di Giuliano Ferrara».
Senta, ma Berlusconi, uno che di tv ne capisce qualcosa....
«Mi pare di sì».
Ecco, Berlusconi ama la Tv delle Libertà, il cui schema è semplice: microfono a tutti, chi vuole parlare parla. Il futuro è quello?
«Penso che il futuro è il satellitare. O meglio, l’interazione. Nella mia trasmssione su Sky, per esempio, abbiamo delle web cam. Arriva uno e pone la domanda al ministro Turco. Che poi ho in studio e deve rispondere. Ecco, il
futuro è quello».

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Fabrizio Dell'Orefice

12/10/2007










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