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Il punto

Cari ministri, meno tv più senso del dovere

In un circuito politico che rasenta spesso i limiti dell'isteria - in questo particolarmente incoraggiato dal gran circo dei media - le parole del ministro della Giustizia sul pericolo terrorismo sono un generoso sorso di benzina sul fuoco che già ci avvampa.


Sia chiaro: se ogni rappresentazione rituale ha bisogno di una vittima per celebrare l'espiazione collettiva, Clemente Mastella le caratteristiche del capro espiatorio ce le ha tutte: ipermedializzato per scelta personale, nell'illusione che alla relativa consistenza del consenso per il suo partito si potesse sopperire con una sovraesposizione su giornali e tv, Mastella ha finito per essere vittima del suo presenzialismo compulsivo (febbre che, peraltro, ha contagiato più di un leader).
Ma cosa significa l'allarme del ministro della Giustizia sul rigurgito terroristico nel nostro paese? La prima interpretazione possibile è che effettivamente il ministro sia entrato in possesso di informazioni che lo inducono all'allarme. La cosa è plausibile: purtroppo le azioni di criminalità politica non sono solo consegnate alla memoria remota, ma hanno una loro drammatica contiguità con i nostri giorni, come dimostrano gli omicidi D'Antona e Biagi e le notizie sulla riorganizzazione di nuclei di Br nei primi anni del nuovo secolo. Ma se così è davvero, occorre essere precisi e circostanziare, chiamando in causa le competenze degli Interni e discutendone nei luoghi istituzionali, che sono le aule parlamentari.
La seconda lettura possibile attiene alla dimensione per così dire "metaforica" delle espressioni adoperate dal ministro. Il clima che induce al "terrorismo", al di là della forzatura di una parola che andrebbe usata dalla politica con parsimonia, per le evocazioni dolorose che ha avuto in questo Paese, è il clima di sfiducia, di ostilità, addirittura, che si addensa nei confronti delle Istituzioni rappresentative e dei suoi attori. Un clima che può far germogliare tutte le peggiori piante del vasto erbolario antidemocratico, dal populismo al plebiscitarismo e, perché no, anche al terrorismo. In questo senso, dunque, potremmo dirci d'accordo con l'allarme lanciato.
A questo punto, siamo sicuri che quella "mala pianta" la sradichiamo invadendo con le nostre facce ogni interstizio televisivo? O forse, meglio riusciamo a farlo se cominciamo, in modo più sobrio, a fare ciò che il nostro ufficio ci chiama a fare, rinunciando a un po' di share e incontrando, magari vis a vis, qualche cittadino in più? C'è un gusto sottile e un po' svanito che questo Paese deve ritrovare, il gusto del dovere. Che sia la politica a riappropriarsi di questa parola perduta non può che fare bene.

Pino Pisicchio










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Frana nelle Dolomiti

Frana nelle Dolomiti

Una veduta della Cima Una in Val Fiscalina prima (a sinistra) e dopo (a destra) l'imponente frana, stimata in circa 60.000 metri cubi di roccia, che stamane ha interessato un intero costone della cima (2.698 metri). ''Si e' staccato - ha detto Friedrich Visentainer, del corpo permanente dei Vigili del fuoco di Bolzano - un costone di 100 metri d'altezza, 30 metri di larghezza e 20 metri di profondita'.
Ha causato un enorme polverone ma non ha interessato zone frequentate da escursionisti. I sentieri di montagna sono infatti molto distanti.
La frana e' caduta poco sotto la cima della montagna. La croce, posta sulla vetta, e' tuttora al suo posto''. L'aspetto di Cima Una e il paesaggio della valle risultano pero' modificati.