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l'editoriale

Tre scivoloni che
valgono un autogol

Abbiamo il debito più alto d’Europa. E riusciamo a litigare un giorno sì e l’altro pure con il commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia. Quello che vigila sui bilanci dei Paesi dell’Unione. Come essere ammoniti
dall’arbitro per un’evidente scorrettezza e continuare a protestare invece di impegnarsi e giocare meglio la partita.

Padoa Schioppa L’ultima entrata a gamba tesa è di Padoa Schioppa, convinto che l’Italia abbia mantenuto «grosso modo» gli impegni relativi al Patto di stabilità. Proprio su quel «grosso modo» Almunia ha definito la Finanziaria «poco ambiziosa». Proseguendo su questa strada siamo «grosso modo» un anno in ritardo sulla tabella di marcia stilata in sede europea. Prodi ha capito la delicatezza della situazione e da un lato si è affrettato a smorzare i toni con Almunia, dall’altro a dar man forte al suo ministro economico che negli ultimi giorni ne ha combinate di tutti i colori. Il primo scivolone è stato definire «bamboccioni» i ragazzi che restano a casa dei genitori fino ai tren’anni. Come se trovare un lavoro e permettersi un mutuo per la casa fosse semplice.
L’altra grottesca uscita fuori tempo è stata quella di definire «bellissime» le tasse. Come esultare dopo un autogol. Ecco allora che il botta e risposta con l’Unione europea è la naturale conclusione di una settimana da retrocessione. Almunia che chiede rigore, Padoa Schioppa che non riesce a pararlo. E nella rete, purtroppo, ci finiscono tutti gli italiani.

Alessandro Usai

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