Perché quella che è nata dalle urne del 12 e del 13 giugno è un'Italia in embrione, che non sappiamo ancora quale corpo prenderà. Ma ieri, qui, nella sala Angiolillo de Il Tempo, l'abbiamo vista muovere i primi passi dopo quel referendum. Con la serena e anche ironica lucidità del cardinale Camillo Ruini, l'intelligente umanità di Marcello Pera, la presenza in prima fila di una classe dirigente che aveva l'immagine chiave in Pierferdinando Casini pronto a spellarsi le mani per applaudire quel che sentiva. L'occasione è stata la presentazione del primo libro di papa Benedetto XVI, e al di là della forza dell'evento in sé, è stato davvero il primo appuntamento per riflettere e dare corpo e pensiero a quello che è accaduto in questi ultimi due mesi. Il titolo che abbiamo scelto, «Embrioni di Italia», parrà a qualcuno irriverente o scherzoso. Non lo è. È la fotografia di quello che sta avvenendo e che è destinato a cambiare ben più di quanto se ne rendano conto i protagonisti, il volto di questo Paese più ancora che della politica. Le radici e l'umanità di un popolo che si sono rivelate a dispetto di tutti i sensori e della parte maggioritaria della classe dirigente, sono forse oggi ancora un embrione, ma anche la speranza di un mattone con cui edificare un modo di essere insieme che nasce nel cuore di tutti, nell'anima di un Paese, ed è in grado di abbattere barriere e steccati che non hanno più ragione di esistere. Lasciamoli parlare di partiti unici, di tecniche elettorali, di primarie, di piccole cose da piccoli giorni. Sono pochi e parlano a se stessi. Sotto traccia, ma sempre meno, c'è un'Italia che ha voglia di costruire, di non dividersi più sul nulla, di rispettare la sua storia, di credere nella propria umanità. Un'Italia sana, reale, fatta forse di un grumo di sangue e di geni tramandati come un embrione. Ma c'è. Fatta di credenti e di laici senza pregiudizi, che si guardano in faccia e si chiedono «Cosa possiamo fare insieme?», «Come possiamo condividere, risolvere, crescere?». Questa Italia migliore che ci ha sorpreso nel giorno del referendum, che ha sfidato la mentalità delle classe dominanti, che ha sconvolto le previsioni, c'è. E non si può ignorare, cancellare, anche solo fare oggetto di qualche esperimento di parte. Si può guardare e rispettare, consentire di germogliare. Laici come Pera, cardinali intelligenti come Ruini, con l'umiltà di chi si ascolta, prova a capirsi, desidera mettere insieme. Non sappiamo cosa è, e cosa ne nascerà. Magari avrà vita sua, fuori dalle gabbie in cui siamo soliti rinchiuderla. Ma anche solo poterla osservare, scambiarsi idee, immaginare un bene comune, è un piccolo miracolo. Che riaccende la speranza.
22/06/2005